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Tigre! Tigre!

Tigre! Tigre! Divampante fulgore
nelle foreste della notte,
quale fu l’immortale mano o l’occhio
ch’ebbe la forza di formare la tua terrificante simmetria?

In quali obissi o in quali cieli
accese il fuoco dei tuoi occhi?
Sopra quali ali osa slanciarsi?
E quale mano osa afferrare il fuoco?

E quali spalle, quale arte,
poté torcerti i tendini del cuore?
E quando il tuo cuore ebbe il primo palpito,
Quale tremenda mano? Quale tremendo piede?

Quale la mazza? Quale la catena?
In quale fornace fu il tuo cervello?
Quale incudine? Quale morsa robusta
osò serrarne i terrori funesti?

Quando gli astri tiravano alla terra le loro lance,
Ed empivano il paradiso coi loro pianti,
sorrise osservando il suo lavoro compiuto?
Chi creò l’Agnello creò anche te?

Tigre! Tigre! Divampante fulgore
nelle foreste della notte,
quale fu l’immortale mano o l’occhio
ch’osò formare la tua terrificante simmetria?

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Le note sono bianche
Le note sono nere
Da quando bianco e nero
formano
un arcobaleno?

Le note sono punti
Le note sono linee
In che modo punti e linee
creano
una meraviglia?

Le mani suonano piano
Le mani suonano forte
Solo l’uomo
può suonare
piano-e-forte

Le note bianche abbagliano l’anima
Le note nere imbrogliano i pensieri
Solo l’uomo può mescolarle
creando un emozione.

Il vecchio suona
il ragazzo piange.
E all’ombra di una sera
si unisce
il piano
al forte

il sorriso
al pianto

la mente
al cuore

il respiro
al silenzio

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Non ho la pretesa di raccontarvi cosa sia un Adunata Nazionale degli Alpini: potete trovare articoli in rete molto esaustivi. Vi posso dire invece che sono cresciuto nella terra dell’Adamello, teatro principale della Guerra Bianca. Vi posso dire che quelle genti nutrono per il corpo degli Alpini un rispetto profondo, perché con la loro vita hanno difeso quelle vallate, ed insieme ad esse i confini dell’Italia di allora.  E così anche io.  Ho camminato in mezzo a queste persone a Bergamo, ho bevuto con loro, ho cantato con loro, li ho visti sfilare colmi di fierezza. E guardando quei volti, non ho potuto evitare di commuovermi.

«  …Corro e busso alla porta di un’isba. Entro.
Vi sono dei soldati russi, là. Dei prigionieri? No. Sono armati. Con la stella rossa sul berretto! Io ho in mano il fucile. Li guardo impietrito. Essi stanno mangiando attorno alla tavola. Prendono il cibo con il cucchiaio di legno da una zuppiera comune. E mi guardano con i cucchiai sospesi a mezz’aria. – Mnié khocetsia iestj, – dico. Vi sono anche delle donne. Una prende un piatto, lo riempie di latte e miglio, con un mestolo, dalla zuppiera di tutti, e me lo porge. Io faccio un passo avanti, mi metto il fucile in spalla e mangio. Il tempo non esiste più. I soldati russi mi guardano. Le donne mi guardano. I bambini mi guardano. Nessuno fiata. C’è solo il rumore del mio cucchiaio nel piatto. E d’ogni mia boccata. – Spaziba, – dico quando ho finito. E la donna prende dalle mie mani il piatto vuoto. – Pasausta, – mi risponde con semplicità. I soldati russi mi guardano uscire senza che si siano mossi. Nel vano dell’ingresso vi sono delle arnie. La donna che mi ha dato la minestra, è venuta con me come per aprirmi la porta e io le chiedo a gesti di darmi un favo di miele per i miei compagni. La donna mi dà il favo e io esco.
Così è successo questo fatto. Ora non lo trovo affatto strano, a pensarvi, ma naturale di quella naturalezza che una volta dev’esservi stata tra gli uomini. Dopo la prima sorpresa tutti i miei gesti furono naturali, non sentivo nessun timore, né alcun desiderio di difendermi o di offendere. Era una cosa molto semplice. Anche i russi erano come me, lo sentivo. In quell’isba si era creata tra me e i soldati russi, e le donne e i bambini un’armonia che non era un armistizio. Era qualcosa di più del rispetto che gli animali della foresta hanno l’uno per l’altro. Una volta tanto le circostanze avevano portato degli uomini a saper restare uomini. Chissà dove saranno ora quei soldati, quelle donne, quei bambini. Io spero che la guerra li abbia risparmiati tutti. Finché saremo vivi ci ricorderemo, tutti quanti eravamo, come ci siamo comportati. I bambini specialmente. Se questo è successo una volta potrà tornare a succedere. Potrà succedere, voglio dire, a innumerevoli altri uomini e diventare un costume, un modo di vivere… »
[Mario Rigoni Stern]

L’album con tutte le foto dell’adunata? Lo trovate qui

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Ombra maledetta, assedia questa mente
resto qui seduto, resto ad osservare
di un corpo così debole, di un anima impotente
chi non posso odiare, chi non posso amare!

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Ludovico Einaudi

Ludovico Einaudi

Ho creduto doveroso attendere per descrivere il concerto di Ludovico Einaudi. Perché? Perché sarei finito a scrivere innumerevoli pagine su cosa ho provato, sulle emozioni, sulla sua musica, per poi probabilmente non riuscire a comunicare nulla di ciò che veramente è un suo concerto. Un po’ come il té va lasciato infondere per donare il suo aroma, così, a volte, anche l’inchiostro non va gettato con foga su un foglio di carta. Ma oggi tutto è grigio, oggi tutto è acqua, tutto è ruggine. Oggi sono pronto.

Si può descrivere l’amore? Si può descrivere la vita? Si può spiegare ad un bambino la metafisica? Verosimilmente no, ma probabilmente si. E allora sapete cosa vi dico? Ascoltate un concerto di Ludovico Einaudi, e scoprirete che siete ancora capaci di commuovervi, di viaggiare con la mente, e che sapete ancora ascoltare il battito del vostro cuore, il suono del vostro respiro.

Questo è Ludovico Einaudi. Questo è un suo concerto.

Non sapete chi è Ludovico Einaudi? Guardate

qui (wikipedia)

qui (myspace)

qui (sito ufficiale)

qui (youtube)

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Riporto di seguito una notizia tratta da La Repubblica. In grassetto le nozioni che ritengo importanti.

Caro direttore, un anno è passato dalla “fine di un incubo”. Era un incubo nostro, degli Englaro, perché avevamo un componente della famiglia in balìa di mani altrui, contro la sua volontà. Ma credo che questo incubo familiare sia entrato in molte case. Incontro sempre più persone che vogliono stringermi la mano, salutarmi e dirmi grazie. Penso che questa gente abbia capito il senso dei diritti individuali di libertà delle persone. Sono convinto che molti si siano resi conto del prezzo che abbiamo pagato.

C’è una questione che viene sempre capovolta. Mi sento dire: “Mai più Eluane”. E cioè, mai più contro la sacralità della vita e la sua indisponibilità. Ma, secondo me, è l’esatto contrario. E cioè, nessuno deve avere il potere di disporre di un’altra vita com’è avvenuto per Eluana. Il miglior modo di tutelare la vita in tutte le situazioni è affidarne le decisioni a chi la vive. Sia a chi è in condizioni di intendere e volere, sia a chi non è più capace, ma ha spiegato che cosa avrebbe voluto per sé. Che cosa mi diceva Eluana? “La morte l’accetto, fa parte della vita, ma che altri mi possano ridurre a una condizione di non-morte e di non-vita, no, questo non l’accetto”. C’è chi la pensa in maniera diversa, e lo so bene. Ma so bene anche che mentre Eluana moriva, il Parlamento aveva organizzato una corsa per approvare una norma che annullasse quello che aveva stabilito la corte di Cassazione.

C’era un giudicato e c’erano dei politici che volevano sovvertirlo. C’era una nostra lunga e dolorosa battaglia, e c’era chi voleva farne carta straccia. Sembrava che quella legge fosse indispensabile per gli italiani. Che fosse fondamentale per la salvaguardia ideologica di alcuni partiti. Adesso io vorrei dire: è passato un anno, e la legge non c’è. Come mai? A che punto è? Tutta quella forza d’urto lanciata mentre una ragazza moriva dov’è finita?

Vedo che non hanno capito niente: i politici ne fanno una questione di conflitto di poteri, di chi decide che cosa. Dimenticano che la corte costituzionale s’è già espressa, avallando l’operato della magistratura di fronte a un cittadino che s’era rivolto a loro per il riconoscimento di un suo diritto. E se questi politici leggono bene la sentenza del 16 ottobre 2007, capiscono che è perfettamente allineata ai principi della nostra Costituzione.

Se i politici vogliono riappropriarsi, come del resto a loro spetta, del diritto “dell’ultima parola” su temi eticamente controversi, devono tenere conto di quello che è accaduto sinora. E come diceva Pulitzer, “un’opinione pubblica bene informata è la nostra corte suprema“. I sondaggi ci sono, dicono che il mio è il sentire comune. E invece questa legge, così come viene formulata, non tiene e non terrà. E poi come non considerare che anche la terza carica dello Stato si è espressa sul tema, mettendo in guardia il legislatore da autoritarismi da stato etico?

I cittadini, come era esasperatamente cittadina Eluana, vogliono essere messi in condizione di assumersi le loro responsabilità. E non essere trattati come se non fossero responsabili delle loro scelte di coscienza. Un anno dopo la morte di Eluana, io voglio semplicemente separare la tragedia privata di aver perso una figlia dalla violenza terapeutica. Non credo che la medicina giusta sia quella che offre una “vita senza limiti”. Eluana un anno dopo è come un anno fa, o diciotto anni fa: un simbolo pulito della libertà individuale. Ed è nel mio cuore costantemente.

Qui la notizia originale.

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Alla mia umile dimora sono giunti nuovi visitatori.

Alla mia umile dimora sono giunti una perla graziosa, una foglia di alloro e un protettore di uomini e di figli.

Alla mia dimora giunge ogni mattina una nuvola bianca. Ma questa non è una novità………………..O forse si?

O forse si?

Alla mia dimora sono giunti nuovi visitatori dallo sguardo sospettoso e, francamente, non posso certo biasimarli. Ho rubato il loro serto, e devo pagare dazio. Il cielo non è di tutti.

Alla mia dimora sono giunti nuovi visitatori. E voglio essere sincero. Mi sono innamorato di una nuvola. Di un amore che spacca, di un amore che dirompe. Di quell’amore irrazionale, che fa fare le cose più folli. L’amore è la ragione per cui tutti dovremmo vivere, sapete?

Alla mia dimora sono giunti nuovi visitatori. E voglio essere cristallino. Non c’è nulla da ammirare, non c’è nulla da capire. Nessun libro greco, nessuna poesia di Saffo.Provate con Tolkien. Otterrete risultati migliori.

Cosa c’è in fondo? Assolutamente nulla. Non odiatemi ve ne prego, perché sono molto più infelice di tante altre persone su questa bella terra. Non riesco a camminare con la sola forza delle mie gambe. Certe notti sono accompagnate dall’amaro pianto di un rimorso che non posso eliminare.

Avete vinto nell’istante in cui siete entrati, miei amati visitatori. Avete vinto perché mi siete più cari di quanto potreste continuare a credere,finché non avrete modo di conoscere il motivo per cui vi voglio bene.

E con questo, miei cari Capuleti – nome che tengo caro come il mio – tenetevi soddisfatti.

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http://fc00.deviantart.net/fs7/i/2005/214/5/3/Concert_of_Ludovico_Einaudi_by_GrigioMedio.jpg

Oggi? Si.

Ieri? Si.

Domani? Di più.

E così via. Giorni che si susseguono l’uno all’altro, vicino al calore di un fuoco che non accenna a spegnersi. Serate trascorse ad innamorarsi perdutamente. Nottate passate e rileggere frasi, poesie, canzoni, foto, per farsi del male. La vita è un mistero, e l’amore, suo riflesso, altrettanto. Buonanotte a te, buonanotte a me. In un altra vita, buonanotte a noi.

Ma in fondo, buonanotte a noi anche in questa. Continuiamo a rubare minuti al tempo. Le lacrime potranno sgorgare sempre abbondantemente, il pianto irrompere amaramente sul nostro viso, ma…

ma…

ma…

Ma in fondo, c’è sempre un Ludovico che suona per noi. Continuiamo a farlo suonare.

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In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Avete inteso che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente; ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l’altra; e a chi ti vuol chiamare in giudizio per toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà a fare un miglio, tu fanne con lui due. Da’ a chi ti domanda e a chi desidera da te un prestito non volgere le spalle”.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti. Infatti se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste”.

Il tuo cuore è ancora in grado di perdonare? Oppure è talmente frantumato da non distinguere tra amici e nemici, tra conosciuti e sconosciuti?

I tuoi occhi sono ancora in grado di guardare, di mettere a nudo, di leggere dentro?

Sai ancora accettare un compromesso? Sai ancora mettere da parte te stessa?

Sei in grado di far rinascere un cuore?

Come sempre, riconosco il valore di quello che perdo, e mai di quello che ho.

Interrogativi nel buio. Enigmi nell’oscurità. Attendo una risposta, fremo per un sì. Nel frattempo, mi asciugo le ossa.

Buonanotte, e che sia davvero una buona notte.

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Come puoi crescere se smetti di stupirti?

Così ora vi dico, riscoprite voi stessi. Riscoprite il prossimo. Riscoprite il calore di un abbraccio, il piacere di una carezza, il sorriso di un bambino.

Come puoi stringere una mano se il tuo pugno resta chiuso?

Così ora vi impongo. Evitate la rabbia, dimenticate il rancore. L’odio genera altro odio. Troppe tombe sono poste sulle fondamenta dell’astio. Evitate che anche la vostra riposi su un terreno così malsano.

Come puoi raccontarti se la tua anima ti ha abbandonato?

Così ora vi esorto: riscoprite la bellezza del Credere. Abbandonatevi tra le braccia della Fede. Buttatevi nel burrone dell’Incredibile, e assaporate la bellezza di un Dio in cui avete sempre creduto.

Come puoi edificare la tua dimora senza la pietra angolare?

Così ora vi prego: costruite legami saldi e duraturi, ma soprattutto veri. Gli amici sono un bene così prezioso, che la falsità non fa loro onore. Le rose non hanno forse le spine? Così anche l’amicizia. Imparate ad amare le spine, poiché da esse riconoscete un fiore vero.

Come puoi ricostruire un vaso se ti mancano i cocci?

Così ora vi ammonisco. Dimenticate l’orgoglio. Se un vaso si rompe, non badate a non tagliarvi o al contenuto, ma al contenitore. Come può esservi una linea se non vi sono due punti? Al contrario, se vi è una linea vi saranno anche i punti. Voi siete il contenuto, voi riempite il contenitore. Imparate l’arte del vasaio, e ricostruite i vostri vasi. Saranno sempre troppo amare le lacrime versate sul volto del rimpianto.

Come puoi insegnare a correre se non sai camminare?

Incoerenza è il mio secondo nome. In fondo, sono solo un uomo che indica una strada per poi prenderne un altra. Il bambino che ero non ha mai smesso, e l’uomo che sono non smetterà mai di soffrire. Non potete riparare ciò che è nato per essere rotto.

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