Se dovessi riassumere in tre parole questo trip malatissimo, sarebbero queste: freddo, freddo e freddo!!
Partenza alle ore 12:00 con il buon Cosmo. Equipe composta da me, lui, la mia Kawasaki ER-6N, la sua Ducati Monster 600, la mia Nikon D200, la sua Canon 400D, e infine tanto ottimismo. Alle ore 12:02 il freddo mi stava già mandando in pappa il cervello, e Cosmo mi segnala un inutile freccia sx che funziona. Rimediato il problema, proseguiamo fino a Varzi con frequenti appoggi di mano sulla testa del motore. Arrivati a Varzi ci si ferma 5 minuti per riprendere sensibilità alle gambe. Ripartiamo per l’attacco al Penice. Dopo 5 minuti dalla ripartenza cominciamo ad intravedere mucchi di neve ai lati della strada, e 200mt più in su Cosmo vede i sorci verdi perdendo per un attimo l’aderenza all’anteriore. Si prosegue quindi con tutti e due i piedi radenti al suolo, data il considerevole strato di ghiaccio sulla strada. Dopo poco, giunge la meta e i nostri sguardi sono un misto di felicità e di ringraziamenti a Dio. La scelta del pranzo viene quasi naturale: antipasto della casa; polenta con capriolo (per me) e cinghiale (per lui); contorno di funghi; caffé, ammazza-caffé; ammazza-ammazza-caffé. Carburato per bene, si pensa a ripartire. Ma Cosmo non demorde, e non opta certo per la via più facile. Si sale così ancora più in su, verso il cucuzzolo del monte Penice. Arrivati in cima, c’è il tempo per qualche foto e qualche lezione teorica sulla fotografia (la luce! la luce!). Il freddo ci consiglia caldamente di appropinquarci (suggerimento grammatico-lessicale del buon Alberto) a luoghi meno imperv
i. Iniziamo così la discesa sulla strada innevata, e una mia sciagurata idea di usare il freno anteriore fa si che la mia moto cada a terra. Fortuna vuole che la velocità media fosse di 1km/h e che la moto fosse attrezzata con dei fantastici tamponi paratelaio regalati dal sempre buon Alberto. Dopo le varie imprecazioni in turco antico per lo scivolone, si riparte, ondeggiando in mezzo al traffico domenicale. Siamo arrivati a casa comunque sani e salvi, ma davvero infreddoliti.
Passo del Penice. voto 10. Il luogo, Mecca di ogni motociclista pavese e piacentino, si dimostra come in realtà è: crudele. Con tutta la sua forza ti scaglia addosso una serie di tornanti e una simpatica escursione termica di minimo 6 gradi C°. Inafferrabile.
Cosmo:8,5. I suoi termignoni in carbonio mi ronzano ancora nelle orecchie, ma lui è orgoglioso di portarli sempre con se. Dopo un abbuffata clamorosa ancora arde di passione e ci porta sulla cima del monte, esposti al vento e al freddo. Inarrestabile.
Le foto della missione impossibile? le trovate qui !
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